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icona logo OFVOsservatorio Florofaunistico Venetorientale
L’Osservatorio
L’Osservatorio Florofaunistico Venetorientale nasce nel 1998 come strumento di monitoraggio permanente della Biocenosi propria della Pianura Veneta Orientale. La componente più significativa della flora e della fauna territoriali è pertanto oggetto di una sistematica raccolta di dati mediante osservazioni di campagna, riguardanti la diffusione, la frequenza e le tendenze evolutive dei popolamenti di ciascuna specie. Gli stessi dati raccolti, opportunamente elaborati e verificati dal Comitato scientifico, vengono quindi pubblicati con periodicità annuale. La ricerca naturalistica territoriale può così disporre di un aggiornamento permanente e liberamente accessibile.
Nuovi criteri di rilevamento della Biodiversità’
  • I rilievi dovranno essere eseguiti in riferimento a BIOTOPI, ovvero a situazioni d’ambiente di natura semplice (es.: siepe-alberata) o composita (es.: siepe-alberata con corso d’acqua), ma definite in termini topografici e ben caratterizzate in termini bio-ecologici
  • Ciascun biotopo dovrà essere individuato con il proprio toponimo (es.:Laghetto di S. Anastasio) o con quello della località in cui si trova (es.:Siepe-alberata di Loncon)
  • Dovranno essere chiaramente individuati e descritti i limiti topografici del biotopo oggetto d’indagine e dovrà essere prodotto un file con indicazione della collocazione a scala 1:5000
  • Il rilievo potrà riguardare una sola (es.: flora) o molteplici (es.: flora, molluschi, insetti, uccelli, ecc.) delle componenti biotiche presenti
  • Il metodo di rilievo potrà avvenire mediante metodi diversi, come:
    ▪ Rilievo delle specie a vista su percorso lineare
    ▪ Rilievo floristico (Braun-Blanquet) su area standard di 100 mq
    ▪ Segnalazione specifica puntuale
    ▪ Raccolta di reperti naturalistici e successiva determinazione
    ▪ Raccolta documenti fotografici
    ▪ Dato di bibliografia (a integrazione eventuale)
  • L’indicazione di presenza dovrà riguardare le specie certe; per le specie di difficile determinazione si consiglia la raccolta di reperti o di documenti fotografici e il rinvio a successivi contributi
  • Lo schema di presentazione del contributo dovrà essere come l’esempio allegato, titolato: PRIMO CONTRIBUTO AL RILIEVO DELLA BIODIVERITA’ DEL …, o secondo, terzo, quarto contributo. Ciascun contributo potrà essere accompagnato da documenti fotografici o cartografici in files
  • Ciascuno dei contributi potrà essere curato da uno solo o da più rilevatori associati
  • A discrezione del comitato scientifico e della direzione dell’OFV i contributi riguardanti un determinato biotopo potranno essere raccolti e sintetizzati in quaderni monografici di periodica pubblicazione, il cui schema tecnico verrà definito successivamente
  • Ciascun autore dovrà individuare e comunicare all’Osservatorio, il biotopo o i biotopi in cui intende effettuare rilievi all’inizio dell’anno di ricerca, fissato per (entro) il 31 gennaio.
  • I nuovi criteri di rilievo e di pubblicazione dei dati non escludono le modalità di rilievo e di segnalazione in precedenza adottate

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Schede Naturalistiche
  • ERBA SCOPINA ( Hottonia palustris L. )
  • Scheda
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    Ordine. Ericales
    Famiglia. Primulaceae
    Genere e specie. Hottonia palustris
    Denominazione italiana. Erba scopina
    Forma biologica. Idrofita radicante perenne.

    Descrizione. Fusto rizomatoso radicante alla base e ingrossato, con sviluppo pari a 2-4 dm (fino a 8 dm). Foglie immerse, alterne o irregolarmente verticillate, con lamina pennato divisa in segmenti lineari. Scapo eretto, cilindrico, con grossi peli ghiandolari rossastri. Fiori bianchi, in verticilli sovrapposti a formare una infiorescenza allungata.
    Ecologia e habitat. Specie tipica di acque stagnanti con fondale torboso e oligotrofiche. Predilige stazioni ombreggiate di meandri e lanche fluviali in fase di imbonimento.
    Fenologia. La fioritura avviene in aprile-maggio.
    Corologia. Eurosiberiana.
    Distribuzione in Italia. Presente nell’Italia settentrionale e centrale fino al Lazio. Il Pignatti la definisce rara ovunque e rarissima lungo il Tevere e l’Arno e sulla costa versiliese. Presenta una distribuzione altitudinale compresa fra il livello del mare e gli 800 m.
    Distribuzione nella Pianura Veneta Orientale. Specie generalmente rara, presente in piccole stazioni disperse tra la fascia delle risorgive e le campagne di bonifica. Ha subito un sostanziale decremento a seguito dei prosciugamenti di ambienti palustri e dell’inquinamento idrico. Una piccola stazione segnalata nella campagna di Meolo è stata distrutta per l’escavo di un fosso nel corso del 2011 (vedi schede biotopo).
    Stato di conservazione. In regresso nell’intero areale italiano, è specie destinata ad una probabile estinzione nei prossimi decenni. Come tale verrà inserita nella Lista Rossa delle specie floristiche a rischio di estinzione locale.

    Bibliografia.
    ▪ PIGNATTI SANDRO, 1985, Flora d’Italia, 3 voll., Edagricole, BO
    ▪ Sito web flora.uniud.it

  • Cartografia
  • Erba_Scopina.pdf
  • MOSCARDINO ( Muscardinus avellanarius L., 1758 )
  • Scheda
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    Ordine. Rodentia
    Famiglia. Gliridae
    Genere e specie. Muscardinus avellanarius L., 1758
    Denominazione italiana. Moscardino

    Descrizione e dati biometrici. Piccolo gliride dotato di coda prensile, è il più piccolo dei Moscardinidi europei. La lunghezza del corpo varia fra i 6 e i 9 cm, cui si aggiungono 6-7,5 cm di coda. Il peso varia da 12 a 25 grammi. Il pelo è folto e di colore fulvo, con variabili dal giallo dorato al bruno chiaro e gli occhi sono scuri e di dimensioni relativamente grandi, in ragione delle abitudini notturne. Le orecchie sono brevi e arrotondate.
    Biologia. Si riproduce una e talvolta due volte l’anno, dopo una gestazione della durata di 22-24 giorni. Il un piccolo nido, sferico, è collocato ad un’altezza dal suolo variabile tra 1 e 4 m. e costruito con pagliuzze, muschio e foglie. E’ dotato di un’apertura di circa 2 cm e collocato, spesso, nel folto intrico di arbusti spinosi. I giovani allevati variano da 2 a 7 e lasciano il nido dopo 30 giorni. L’attesa di vita è pari a 3-4 anni.
    Ecologia. La specie non presenta un comportamento particolarmente schivo, anche se la sua attività è prevalentemente notturna. Il suo habitat elettivo è rappresentato dalle formazioni forestali mesofile d’ambiente collinare, dotate di folto sottobosco arbustivo. Nei boschi di quercia la specie, che si nutre di gemme, frutti, noci, nocciole e ghiande, trova le condizioni alimentari ideali. Il Moscardino affronta i mesi invernali in quiescenza, rifugiandosi in un nido sferico appositamente costruito fra le radici di un grosso albero o nell’intrico dei cespugli.
    Distribuzione. L’areale di questa specie comprende gran parte dell’Europa, dalla Francia ad ovest fino agli Urali ad est; a nord si spinge sino alla Svezia, mentre il limite meridionale dell’areale è rappresentato dalla Grecia e dalla Turchia settentrionale. È inoltre presente nell’isola di Corfù.
    Presenza in Italia. In Italia la specie è diffusa nell’intero territorio nazionale, con eccezione della Sardegna, della Sicilia occidentale e meridionale e della Puglia meridionale. La sua presenza interessa tutte le aree boscate della penisola.
    Presenza nella Pianura Veneta Orientale. Nell’area oggetto di indagine si tratta di specie molto rara e localizzata. Nella banca dati dell’OFV esiste la sola seguente segnalazione relativa all’anno 2009:
    MOSCARDINO Muscardinus avellanarius Gliridae 642.0.001.0
    06/01/2009 Alessandro Faggian S. Alberto, ZERO BRANCO TV 105142
    5894 2 individui in letargo, a qualche metro di distanza; l’uno in una siepe di lauroceraso, l’altro in un sacco di torba, in via S. Alberto.
    L’osservazione lascia ritenere che nella campagna di risorgiva, dotata di folte siepi, la specie sia ancora presente, anche se in modo discontinuo e sporadico.
    Stato di conservazione. Specie classificata a rischio minimo

    Fonti e Bibliografia
    ▪ SPAGNESI MARIO, ANNA MARIA DE MARTINIS (a cura di), 2002, Mammiferi d’Italia, Quad. Cons. Natura, 14, Min. Ambiente, Ist. Naz. Fauna Selvatica
    ▪ LEIF LINEBORG, 1972, Mammiferi selvatici europei, S.A.I.E. Editrice

  • Cartografia
  • Moscardino.pdf

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Chirotteri nell’Italia settentrionale, monitoraggio e stato di conservazione
  • Le quattro famiglie di Chirotteri ( Rhinolophidae, Vespertilionidae, Miniopteridae e Molossidae )
  • Riferimenti normativi e specie interessate
  • Premessa
    Uno degli obblighi più importanti e impegnativi che derivano dalla Direttiva 92/43/CEE (“Direttiva Habitat”), attuata in via regolamentare col D.P.R. 357/1997 e s.m.i., è quello del monitoraggio dello stato di conservazione delle specie di interesse comunitario. Ai sensi degli articoli 11 e 17 della Direttiva, ogni sei anni, l’Italia, assieme agli altri Stati membri dell’Unione Europea, è chiamata a trasmettere alla Commissione europea competente i risultati del monitoraggio; le Regioni e le Province autonome contribuiscono alla rendicontazione fornendo allo Stato rapporti annuali sullo stesso argomento (D.P.R. 357/1997 e s.m.i, art. 13).

    Nel gennaio 2014, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) hanno pubblicato “Linee guida per le Regioni e Province autonome in materia di monitoraggio delle specie e degli habitat di interesse comunitario”, documento che delinea criteri e obiettivi per l’impostazione e la pianificazione del monitoraggio in previsione delle future rendicontazioni.
    Ci si attende ora che si instauri un significativo e regolare flusso di dati di monitoraggio fra Regioni/Province autonome e MATTM, su cui basare la prossima rendicontazione, relativa al periodo 01/01/2013-31/12/2018. Se così non fosse, e la rendicontazione nazionale non risultasse adeguata ai requisiti stabiliti a livello comunitario, l’Italia rischierebbe la procedura d’infrazione per violazione del diritto comunitario o omessa attuazione degli obblighi europei. In caso di condanna e sanzionamento è previsto il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti delle Regioni/Province autonome inadempienti (L. 234/2012, art. 43); tali Amministrazioni, a loro volta, potrebbero chiedere conto ai dirigenti responsabili del danno erariale cagionato.[..]

    Tab. 1. Specie di chirotteri attualmente segnalate nell’Italia settentrionale e loro posizione nelle normative internazionali che impegnano l’Italia ad attuare misure di tutela e azioni di monitoraggio.
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    Per saperne di più, il documento completo si trova nella sezione

  • Parte I – Valutazioni demografiche preliminari
  • Indirizzi per l’acquisizione dei dati distributivi
    Per stilare l’inventario dei chirotteri di una data zona conviene ricorrere a più tecniche di rilevamento, dal momento che ciascuna delle tecniche attualmente disponibili presenta pregi e limitazioni (Flaquer et al., 2007).
    Premesso che esistono anche altre potenziali fonti di dati chirotterologici (in particolare l’analisi delle borre), che solo sporadicamente danno risultati, le opzioni metodologiche sono essenzialmente riconducibili alla seguente casistica:

    ▪ rilevamento all’interno o presso gli accessi di siti di rifugio (roost), individuati consultando letteratura/fonti museali/soggetti potenzialmente informati oppure sulla base della presenza di caratteristiche favorevoli all’insediamento di chirotteri o, ancora, seguendo gli spostamenti di esemplari dotati di radiotrasmittente;
    ▪ operazioni di cattura (seguite da determinazione e rilascio) negli ambienti di foraggiamento/abbeverata o lungo corridoi di transito degli esemplari, realizzate espressamente a fini chirotterologici o per studi ornitologici (quest’ultima possibilità di norma si concretizza coinvolgendo gli inanellatori di avifauna);
    ▪ rilevamento con metodi acustici;
    ▪ collocazione e successiva ispezione di bat box;
    ▪ acquisizione di dati conseguenti al casuale rinvenimento di esemplari morti o in difficoltà, attraverso il coinvolgimento dei soggetti preposti alle attività di recupero faunistico.
    Nel testo di Agnelli et al. (2004), disponibile anche on line, è fornita una dettagliata caratterizzazione di tali metodologie e delle autorizzazioni necessarie, alla quale si rimanda, aggiungendo qui alcune integrazioni dovute a possibilità operative concretizzatesi più recentemente, grazie alla disponibilità di nuove strumenti per la raccolta e l’analisi dei dati.[..]

    Tab. 2. Tipologie di rilevamento per verificare la presenza delle specie di chirotteri attualmente segnalate nell’Italia settentrionale.
    ■ fonte di dati molto importante;
    ● fonte di dati importante;
    ◌ fonte di dati significativa, ma meno importante delle precedenti.
    Siti invernali= rilevamento dentro i rifugi, senza manipolazione degli esemplari.
    Siti estivi= osservazioni dentro o presso gli accessi dei rifugi (bat box escluse), se necessario utilizzando varie tecniche e strumentazioni di rilevamento (catture, bat detector, dispositivi ottici).
    Siti swarming= rilevamento agli accessi dei siti, mediante catture o altre tecniche (con bat detector, dispositivi ottici).
    Catture= catture in ambienti di foraggiamento/abbeverata o lungo corridoi di transito, con o senza richiami.
    Bat box= collocazione e successiva ispezione di bat box su alberi/pali/edifici.
    Rinvenimenti casuali= dati connessi al casuale rinvenimento di esemplari morti o in difficoltà.
    Rilevamento bioacustico= rilevamento con bat detector, registrando le emissioni acustiche in modalità adatta all’analisi acustica (attualmente si consiglia l’espansione temporale).
    ? M. schreibersii emette segnali di ecolocalizzazione generalmente considerati diagnostici; nell’Italia settentrionale è tuttavia frequente il rilevamento di segnali molto simili e dovuti a esemplari del genere Pipistrellus. Nell’utilizzo del metodo bioacustico per il rilevamento di questa specie occorre pertanto grande cautela.

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    Per saperne di più, il documento completo si trova nella sezione

  • Parte II – Protocolli di monitoraggio demografico
  • PROTOCOLLO DI MONITORAGGIO NEI SITI DI SVERNAMENTO
    Finalità
    Finalità del monitoraggio nei siti di svernamento è acquisire serie pluriennali di dati utili alla valutazione della consistenza delle popolazioni e dei trend demografici, nonché all’individuazione di eventuali minacce che insistano su siti importanti per la conservazione dei chirotteri.[..]

    Siti considerati
    ● Roost di svernamento rispondenti ai criteri di selezione dei siti chirotterologici di particolare interesse conservazionistico proposti a livello nazionale da Agnelli et al., 2004.[..]

    Metodologia
    Contare gli esemplari all’interno dei roost, direttamente o, se si presentano in aggregazioni cospicue, da foto, classificandoli al livello tassonomico consentito dall’osservazione senza manipolazione. Per la determinazione a distanza può servire un binocolo o una macchina fotografica (si limitino però le foto perché possono rappresentare un importante fattore di disturbo).[..]

    Conservazione dei materiali acquisiti
    Conservare eventuali foto di aggregazioni di esemplari acquisite nell’ambito dei rilevamenti. Possono servire per accertamenti e costituiscono documentazione che attesta lo stato delle colonie alle date dei sopralluoghi e che potrebbe risultare preziosa anche ai fini della tutela legale, qualora successivamente dovessero verificarsi eventi di disturbo gravi a danno dei siti e/o degli esemplari che li utilizzano.[..]

    PROTOCOLLO DI MONITORAGGIO NEI SITI RIPRODUTTIVI
    Finalità
    Finalità del monitoraggio nei siti riproduttivi è acquisire serie pluriennali di dati utili alla valutazione della consistenza delle popolazioni e dei trend demografici, nonché all’individuazione di eventuali minacce che insistano su siti importanti per la conservazione dei chirotteri.[..]

    Siti considerati
    ● Roost riproduttivi rispondenti ai criteri di selezione dei siti chirotterologici di particolare interesse conservazionistico proposti a livello nazionale da Agnelli et al., 2004.[..]

    Metodologia
    Rilevamento della consistenza delle colonie
    Anche nelle specie che utilizzano un unico rifugio riproduttivo, il numero degli esemplari presenti nel sito può variare giornalmente, per via dell’utilizzo occasionale e temporaneo, da parte di gruppi di esemplari, di roost diversi, di solito in rapporto a variabili meteorologiche. Un accorgimento operativo per limitare il problema di rilevamento che ne consegue è quello di evitare i censimenti (sia diurni che serali) nei giorni che seguono notti caratterizzate da forte maltempo.[..]

    Conservazione dei materiali acquisiti
    Conservare i materiali acquisiti nei rilevamenti (foto, registrazioni video e acustiche) per eventuali accertamenti e in quanto documentazione che attesta lo stato delle colonie alle date dei sopralluoghi. Questa potrebbe risultare preziosa anche ai fini della tutela legale, qualora in seguito dovessero verificarsi eventi di disturbo gravi a danno dei siti e/o degli esemplari che li utilizzano.[..]

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    Myotis emarginatus

    Per saperne di più, il documento completo si trova nella sezione

  • Rilevamento nei siti di Swarming e con tecniche Bioacustiche
  • Rilevamento nei siti di swarming
    Col termine swarming vengono indicate le concentrazioni notturne di esemplari che si verificano presso determinati siti, con picchi di attività in periodo tardo-estivo e autunnale e per ragioni biologiche – non necessariamente coincidenti per le specie coinvolte – in rapporto agli accoppiamenti e/o all’esigenza di individuare, esplorare e memorizzare l’ubicazione di potenziali rifugi di ibernazione. Il fenomeno, prevalentemente riferito a cavità ipogee, riguarda molte specie di chirotteri, fra le quali tutti i Myotis segnalati nell’Italia settentrionale. Questi ultimi si osservano nei siti di swarming con una netta prevalenza di esemplari di sesso maschile e ciò, in mancanza di informazioni sulla reale sex ratio delle popolazioni, rappresenta un limite per l’utilizzo dei dati da swarming nelle valutazioni demografiche, come evidenziato nelle linee guida sul monitoraggio di EUROBATS (Battersby, 2010).[..]

    Rilevamento bioacustico di Barbastella barbastellus
    Nell’ambito delle emissioni ultrasonore di B. barbastellus, è compresa una tipologia di sequenza che consente il riconoscimento univoco della specie dagli spettrogrammi. In essa si alternano due tipi di segnali:
    ▪ segnali bassi, di tipo FM a banda stretta e con frequenza alla massima energia intorno a 31-34 kHz (i cosiddetti segnali di tipo 1 o tipo A);
    ▪ segnali più alti e generalmente meno intensi dei precedenti, di tipo QCF/FM, con concavità verso il basso, e frequenza alla massima energia intorno a 38-43 kHz (detti segnali di tipo 2 o tipo B).
    Nella figura che segue è riportato un esempio di sequenza di tale tipo e nella successiva tabella sono sintetizzati i valori segnalati da alcuni autori per i principali parametri bioacustici rilevati sui due tipi di segnali.[..]

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  • Allegati
  • ALLEGATO 1. Criteri di riconoscimento dei segnali acustici
    Al presente non si dispone di un metodo di classificazione dei segnali acustici dei chirotteri universalmente accettato, benché per alcuni taxa (specie o generi), che producono emissioni con caratteristiche peculiari ed evidenti, vi sia una generale concordanza fra i chirotterologi circa la determinazione dei segnali.
    Per le valutazioni oggetto del presente documento, relative a un territorio vasto e comportanti il lavoro di molti rilevatori, si ritiene opportuno che i dati acustici siano utilizzati solo nei casi di attribuzione tassonomica documentabile e certa, o che per lo meno si considera tale alla luce delle conoscenze attuali. Ai fini dell’omogeneità e dell’affidabilità dei risultati si auspica nel contempo un confronto fra chirotterologi a livello nazionale, volto all’individuazione di criteri di determinazione corretti e condivisi.[..]

    ALLEGATO 2. Strumentazione per le riprese fotografiche per il censimento delle colonie riproduttive e svernanti
    Per l’acquisizione di immagini utili ad un buon conteggio degli animali, si consiglia l’utilizzo di macchine fotografiche (reflex, mirrorless ed eventualmente compatte evolute) dotate di un sensore da almeno 14 MP (meglio > 20 MP), in grado di scattare ad alte sensibilità (≥ 800 ISO) senza perdere eccessivamente in definizione.
    Le ottiche (se si usa una reflex o una mirrorless) devono essere luminose (da f1,2 a f4) e di lunghezza focale adeguata alla distanza rilevatore-soggetto.
    Occorre inoltre disporre di un flash con Numero Guida >40, utilizzabile off-shoe in caso di condizioni ambientali avverse, quali presenza di particolato in sospensione, condensa, ecc.
    In tal modo si può ridurre sensibilmente l’emissione luminosa del flash.[..]

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    Miniopterus schreibersii

    ALLEGATO 3. Strumentazione per le riprese video per il censimento delle colonie riproduttive
    Al presente è conveniente procedere abbinando uno strumento atto alla visualizzazione degli esemplari ad uno strumento di registrazione dei dati.
    Per la visualizzazione si può usare una termocamera o una telecamera dotata di LED IR (infrarossi), del tipo normalmente impiegato negli impianti di videosorveglianza notturna. Le telecamere con LED IR hanno costi estremamente minori delle termocamere e sono attualmente da preferirsi, ai fini del rilevamento chirotterologico, anche in relazione alle migliori prestazioni.
    Per l’alimentazione della telecamera con LED IR è necessario disporre di un accumulatore esterno, che può servire anche per incrementare la durata del tempo di attivazione della termocamera. È necessaria un’autonomia di almeno 2 ore.[..]

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    Telecamera con LED IR collegata per la registrazione a videocamera

    ALLEGATO 4. Sistemi automatizzati per il rilevamento dei flussi di transito nei roost
    Si riportano alcune note relative a prototipi messi a punto nell’ambito del progetto Life+ “Gypsum”, svolto nell’area del Parco dei Gessi Bolognesi, applicabili su varchi di dimensioni comprese entro 1x 2 m, con precisione maggiore al diminuire delle dimensioni.
    La prima tecnica si presta a conteggi in successione più rapida della seconda e, quindi, al rilevamento di flussi più consistenti. La seconda offre un dettaglio qualitativo che manca alla prima e gode di una maggior versatilità di installazione, benché questa sia più complessa.
    L’integrazione delle due tecniche offre i migliori risultati.[..]
    Per maggiori informazioni: francesco.grazioli@microvita.it

    Per saperne di più, il documento completo si trova nella sezione

  • Gli autori
  • Hanno variamente collaborato alla redazione e alla discussione del presente documento, condividendone i contenuti
    Stefano Benini, Massimo Bertozzi, David Bianco, Paolo Bonazzi, Mara Calvini, Monia Cesari, Paola Culasso, Paolo Debernardi, Elisabetta De Carli, Luca Dorigo, Christian Drescher, Carlotta Fassina, Vincenzo Ferri, Maria Ferloni, Tiziano Fiorenza, Laura Garzoli, Annamaria Gibellini, Francesco Grazioli, Eva Ladurner, Luca Lapini, Serena Magagnoli, Thea Mondini, Oskar Niederfrininger, Elena Patriarca, Andrea Pereswiet-Soltan, Alessandra Peron, Giulio Piras, Antonio Ruggieri, Irene Salicini, Christiana Soccini, Roberto Toffoli.

    Foto
    Mara Calvini (copertina, pag. 14), Paolo Debernardi (copertina, pagg. 4 alto e basso dx, 9, 11 dx, 18, 20, 24, 29, 36), Carlotta Fassina (pag. 34), Francesco Grazioli (11 sn, 19, 35, 38), Luca Lapini (pag. 22), Roberto Toffoli (pag. 4 basso sn).

    Gli autori raccomandano la seguente citazione
    AA. VV., 2014. Indirizzi e protocolli per il monitoraggio dello stato di conservazione dei chirotteri nell’Italia settentrionale. Febbraio 2014.

    Pubblicazione on line
    www.associazionenaturalistica.it
    www.centroregionalechirotteri.org
    www.chirosphera.jimdo.com
    www.enteparchi.bo.it
    www.lifegypsum.it
    www.naturalmenteveneto.it
    www.lipupadova.it
    www.studionaturaarcadia.it
    www.cooperativabiosphaera.it
    www.consulenze-faunistiche.it
    astorefvg.org
    www.curtisnaturae.it
    scubla.it/it

  • Chiroptera Monitoraggio stato conservazione chirotteri Italia settentrionale-1.pdf

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