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20.04.2010 - Comunicato stampa

A MARGINE E DOPO LA TAVOLA ROTONDA

Speravamo tutti accadesse ed è accaduto: i cittadini del Basso Piave hanno inviato un segnale importante e significativo alla Regione Veneto e alle Amministrazioni locali. L’hanno fatto con una partecipazione alla Tavola Rotonda, organizzata per discutere i problemi della tutela e della sicurezza idraulica del fiume, superiore alle nostre aspettative. L’hanno fatto resistendo per quasi quattro ore, di domenica mattina, in una sala pervasa da una temperatura sub-tropicale e con i posti a sedere esauriti. Si è trattato, a nostro avviso, di una testimonianza corale e sentita e quasi di un capovolgimento della logica del vuoto sociale e di partecipazione che, attorno ai problemi veri, la “maggioranza silenziosa” così cara a chi governa le nostre istituzioni locali riesce quasi sempre ad imporre. Questi stessi risultati, che peraltro sono stati riconosciuti non solo e non tanto nel contributo delle singole associazioni, ma soprattutto nella mobilitazione spontanea favorita dalle nuove tecnologie della comunicazione, non devono comunque essere considerati un punto d’arrivo o un “felice esito finale”. Essi stessi, in realtà sono soltanto un inizio, o tali dovrebbero essere ed essere percepiti da chi ancora intende impegnarsi per le sorti del Piave. Di questo fiume agonizzante, risalito dalla marea salmastra per oltre venti chilometri e incapace, ormai, di ripascere i litorali, ovvero la risorsa economica in assoluto più importante del Veneto Orientale. Di questo fiume che viene impropriamente sfidato da sontuosi e costosi parcheggi golenali, da barbecue e panchine, da vialetti in ghiaino, da giochi per bambini e quant’altro riesca ad assimilarlo ad una banale area di periferia e di margine urbano. Ma tornando all’auspicato inizio, è mia intenzione segnalare la quasi totale assenza degli amministratori locali alla Tavola Rotonda. Intendo i sindaci, con la sola, lodevole eccezione di Fossalta di Piave; intendo i presidenti delle due Provincie interessate; intendo la folla di amministratori degli enti tecnici competenti. Qualcuno c’era, certo, ma defilato, con grande discrezione. E’ questo dato, appunto, che non incoraggia; così come la quasi totale assenza della stampa locale e provinciale (anche qui con una o due eccezioni). Della serie: le proteste fanno notizia, le proposte e le riflessioni interdisciplinari, no. Cosa ci si può attendere allora per il “dopo che gli uccelli avranno nidificato” (e neppure tutti, perché a fine giugno le covate in corso o immature sono ancora numerose): che l’annunciata Commissione Tecnica Provinciale riesca a capovolgere i criteri d’intervento? Che vengano avviate le procedure (quantomeno le consultazioni) per l’istituzione di un Parco d’Interesse Locale? Che la stessa Commissione Tecnica divenga permanente? Personalmente ho qualche ragione di dubitare di tutto questo; così come dubito che gli esperti nominati nella Commissione Tecnica siano conoscitori del basso corso fluviale (condizione certo non determinante, ma a mio avviso di una certa importanza). In questi casi però mi si insegna che bisogna considerare il bicchiere mezzo pieno (è da una vita che ho davanti bicchieri a metà!) ed essere ottimisti. Certo, se si pensa cosa sono riusciti a fare i vecchi governanti Democristiani della Regione con la collaborazione attiva e l’appoggio politico dei Cavatori, non c’è da stare allegri. Non si può essere indotti a pensare, in altre parole, che la tendenza cambi, che si lavori per la proposta di laminazione delle piene meno impattante o che si prenda in considerazione il trentennale progetto di Parco del Medio Corso del Piave. Quanto poi al nostro progetto, è pura utopia: nel senso che si affida ad una sensibilità e ad uno spessore culturale degli amministratori di ogni ordine e grado, tutti da verificare. C’è tuttavia un dato che vale la pena considerare, ovvero che tra noi c’è qualche ottimista. E se si tratta, come si tratta, di un, anzi di una giovane, allora le condizioni per continuare a sperare in un miracolo ci sono ancora. Anche in una società “poverissima” come la nostra.

Il Presidente Michele Zanetti