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| 5.08.2006 - Lettera
LA GESTIONE E LA FRUIZIONE DEL BOSCO BANDIZIOL
Lettera al sindaco di San Stino di Livenza Luigino Moro
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Noventa di Piave, 05 agosto 2006
Egregio Signor Sindaco,
circostanze di carattere famigliare mi hanno impedito di partecipare alla riunione del 21 giugno scorso, indetta per affrontare in termini interlocutori le tematiche riguardanti la gestione e la fruizione del Bosco Bandiziol. L’interesse presentato dalla riunione in oggetto, conseguente all’importanza degli argomenti affrontati, alla specificità dei vari aspetti esaminati e al livello delle parti presenti, esigeva un contributo sostanziale della parte che rappresento, ovvero dell’Associazione Naturalistica Sandonatese.
E’ questa la ragione per cui ho ritenuto di formulare la presente memoria tecnica e di inviarla a Lei, affinché venga inserita negli atti della stessa riunione, come espressione di una specifica posizione.
Le presenti osservazioni fanno riferimento, sia ai pareri espressi in quella sede e riferiti allo scrivente, che al documento tecnico denominato “Piano di azione”, presentato in quella circostanza e in nostro possesso.Le osservazioni tecniche di cui vorrei fosse preso atto e che in parte ho già avuto occasione di anticipare verbalmente all’Assessore Massimo Pedron, sono le seguenti:
- Modello forestale di riferimento per la gestione del bosco
- Interventi di diradamento
- Aspetti di conservazione della flora minore
- Aspetti di conservazione della fauna selvatica
- Criteri di fruizione
- Servizi relativi alla fruizione e alla valorizzazione del bosco
- Nel corso della riunione è stato asserito, da parte dei tecnici forestali che il modello di riferimento vegetazionale riguardante la futura gestione forestale del bosco è il “Querceto-carpineto boreoitalico”. Si fa notare che tale modello risulta profondamente in crisi a causa delle profonde trasformazioni ambientali intervenute nell’ambiente di bassa pianura del Veneto nell’ultimo secolo (abbassamento della falda freatica, incremento dell’azoto nel suolo, mutamenti del miclroclima a livello del suolo e nei bassi strati aerei, ecc.). Questo ha determinato, ad esempio, la profonda e irreversibile crisi del Bosco Olmé di Cessalto, ovvero del più significativo querceto-carpineto dell’area. Ne consegue che, volendo perseguire tale modello, in termini di composizione specifica, comporterà interventi incessanti, costosi e inefficaci di “correzione forestale”. Assai più idoneo, a nostro avviso, è il monitoraggio della spontanea tendenza di assetto forestale del nuovo bosco, con interventi minimi, ovvero assecondando la sua spontanea tendenza. Il bosco, infatti, partendo dalle componenti del querceto-carpineto vedrà prevalere le specie più idonee, in termini ecologici, all’ambiente attuale.
- Gli interventi di diradamento, proposti per l’intera superficie e causa di un impatto elevatissimo sulla biocenosi forestale, dovranno essere circoscritti a superfici limitate e predefinite. Gli stessi dovrebbero essere quindi condotti per almeno un decennio, monitorando contestualmente le superfici oggetto di diradamento e quelle lasciate al libero sviluppo. Si potrà in tal modo verificare quale delle due strategie garantisca il massimo livello di biodiversità del biotopo e decidere per le strategie future. In termini assolutamente indicativi, si propone di lasciare integra la fascia a nord della stradina di accesso da S. Stino e di intervenire soltanto in quella a sud della stessa.
- Il bosco Bandiziol è stato oggetto di un intervento di integrazione della flora minore, finanziato dalla Ragione Veneto attraverso il Centro Servizi per il Volontariato e denominato Progetto Biodiversità. Tale operazione, condotta con il consenso e la collaborazione del Comune, ha consentito l’introduzione nel bosco di alcune decine di specie erbacee palustri, prative e di sottobosco, autoctone e localmente minacciate. Ciascuna stazione di messa a dimora è stata segnalata da un paletto numerato, con estremità azzurra, ma i segnali sono stati ripetutamente danneggiati e rimossi durante le operazioni di sfalcio del prato del roccolo, come pure le nuove piante. Si ritiene pertanto necessario che il comune si faccia carico di informare gli addetti alla manutenzione circa l’obbligo di rispettare una superficie del diametro di almeno tre-quattro metri intorno a ciscun paletto, evitando qualsiasi intervento di rimozione della flora spontanea.
- La componente faunistica va, a nostro avviso, considerata di pari importanza di quella dendrofloristica e floristica minore. Alcune delle specie presenti, anzi, rivestono un notevole interesse ecologico a livello territoriale e vanno tutelate mediante interventi specifici, o mediante la rinuncia a determinati interventi. E’ il caso dell’anfibio anuro ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), che depone nei ristagni d’acqua primaverili che si formano nel bosco. Eliminare questi stessi, come prevede il progetto, significa togliere opportunità di incremento demografico e di irradiamento spontaneo alla specie. In termini analoghi si può affermare che gli sfalci delle superfici prative e delle sponde di fossi e scoline, per i tempi e i modi in cui sono fatti, rappresentano un fattore di notevole danneggiamento della fauna selvatica (insetti, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi) che vive e si riproduce al suolo o sulle erbe fiorifere. Gli sfalci andrebbero dunque effettuati con la tecnica (nota ai faunisti) dello “sfalcio tardivo”, ovvero con un intervento precoce nella prima settimana di aprile e con un altro (o altri due) da effettuarsi dopo il 31 luglio di ogni anno, ovvero rispettando la fase riproduttiva e delle fioriture.
- I criteri di fruizione del bosco andrebbero innanzitutto affrontati mediante scelte amministrative indifferibili, di adeguamento e di rispetto ai valori naturalistici e al potenziale ricreativo ed educativo del bosco. Tali scelte sono costituite, innanzitutto, dall’allontanamento dell’attività di tiro al piattello, che nuoce all’immagine del bosco, alla sua vivibilità ricreativa (non è bello passeggiare la domenica pomeriggio, accompagnati da un concerto di centinaia di fucilate) e alla qualità del suo ambiente. Secondariamente si deve provvedere all’emanazione di un regolamento di accesso e di visita o di fruizione del bosco, con regole certe, orari definiti, luoghi o settori interdetti al pubblico, localizzazione delle manifestazioni e, soprattutto, sanzioni per i trasgressori. Il bosco è di tutti, certo, ma nulla è più deleterio della sensazione di “luogo incustodito” offerta ai visitatori dall’assenza di regole e di strumenti per la loro applicazione. Questo non significa necessariamente accollarsi i costi di una custodia permanente, ma di ottenere una sorveglianza occasionale e al tempo stesso, assidua ed efficace, mediante un accordo istituzionale con la Polizia Provinciale, con Il Corpo Forestale e così via. Specifica importanza, ai fini della fruizione, soprattutto didattica, riveste infine la realizzazione di un vialetto che attraversi le superfici boscate e consenta di “immergersi” nel bosco e nelle sue atmosfere. Infine, la collocazione di segnaletica e di sbarre di interdizione dei veicoli a motore (motocicli e auto) in corrispondenza delle rotabili di accesso, in modo tale da impedire l’accesso incontrollato al bsoco da parte di fruitori impropri, vandali, bracconieri e così via.
- Per una corretta fruizione e valorizzazione del bosco sono altresì necessari alcuni servizi fondamentali; anche per un completamento operativo del progetto, che ha comportato la realizzazione di strutture da anni inutilizzate e già in fase di lento degrado. Il primo riferimento è per un’area ricreativa, giochi e pic-nic, attrezzata e ben delimitata, in modo tale da evitare sconfinamenti che nuociono all’integrità del bosco. Il secondo e più importante riferimento, è per un centro-visite attrezzato a laboratorio didattico, realizzato nel cason del Palù di Bandiziol e dato in gestione, mediante una specifica convenzione, ad un’organizzazione dotata di specifiche conoscenze e capacità.
Queste stesse, Signor Sindaco, sono le osservazioni tecniche che avrei formulato nel corso della riunione e che ho ritenuto di affidare agli atti del confronto.
L’Associazione Naturalistica Sandonatese si augura comunque che altre occasioni di dibattito costruttivo vengano organizzate allo scopo di definire le modalità e i criteri di gestione del bosco. Sempre più, infatti, quest’ultimo assume il valore di bene ambientale collettivo, da conservare per il riequilibrio ecologico del territorio e da sfruttare per la crescita culturale delle nuove generazioni; ovviamente in termini ecocompatibili.
Distinti saluti
Il Presidente
Michele Zanetti
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